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Nonostante sia generalmente percepito come settore meno inquinante rispetto a quello industriale, anche il mondo agricolo rientra tra le possibili fonti d’inquinamento; basti pensare alla problematica dei nitrati delle acque derivanti dall’azoto presente nelle deiezioni degli animali (a seguito della loro distribuzione sui terreni come fertilizzanti), oppure alle stime che attribuiscono alla zootecnia (attività di produzione, allevamento e sfruttamento degli animali) il 75% circa delle emissioni in atmosfera di ammoniaca.

 
 

Da queste premesse emergono alcune evidenze:
  • gli allevamenti possono rappresentare attività critiche dal punto di vista dell’inquinamento;
  •  
  • l’acqua e l’aria sono i principali recettori di tale inquinamento: nel caso dell’acqua lo spandimento delle deiezioni, nel caso dell’ aria acquistano importanza le fasi di stoccaggio, distribuzione e prima ancora la fase di stabulazione nei ricoveri (ovvero la custodia degli animali in spazi costruiti artificialmente).
Le aziende zootecniche lombarde hanno da molti anni intrapreso un percorso orientato alla mitigazione degli impatti sull’ambiente della propria attività, attraverso una più attenta utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento.
 
Il contenimento delle emissioni, soprattutto quelle relative ai composti azotati, prevede l’applicazione di una combinazione di tecnologie, progressivamente aggiornate e continuamente migliorate, anche ai fini della certificazione ambientale.​
 
A questo scopo, tutte le tecniche orientate alla mitigazione degli impatti ambientali richiedono, per la loro piena attuazione, strumenti di monitoraggio per controllarne il funzionamento e per verificare l’effetto della loro introduzione nel tempo.
 
Per una completa valutazione dell’impatto ambientale di un’attività agricola bisogna infine tener presente anche le attività funzionali che sono connesse all’allevamento ovvero: 
  • molitura ed essiccazioni di cereali: da tali attività possono derivare emissione di polveri;
  •  
  • impianti termici e di combustione del biogas (motori): da tali impianti vengono rilasciati i gas di combustione (ossido di azoto e monossido di carbonio) e polveri (in caso di utilizzo di combustibili diversi dal metano); (approfondisci nella sezione: Energia - FER​)
  •  
  • impianti di trattamento di effluenti di allevamento, responsabili dell’emissione d’inquinanti (quali ad esempio l’ammoniaca) e composti odorigeni.
Gli sviluppi normativi (in particolare le modifiche alla Parte Quinta del D.Lgs. 152/06 introdotte dal D.Lgs. 128/2010) hanno avviato l’obbligo dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera ad un’ampia gamma di allevamenti zootecnici andando ad includere nel campo di applicazione anche quelli di taglia medio piccola; infatti prima del 2010 solo i grandi allevamenti suinicoli e avicoli erano soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

 
CHE COS'É UN ALLEVAMENTO ZOOTECNICO?

Per allevamento zootecnico s’intende qualsiasi allevamento di animali che produce beni o servizi destinati al mercato, ivi compresi gli allevamenti di selvaggina, animali da pelliccia, stazioni di sosta con carattere continuativo con esclusione degli animali da affezione e degli allevamenti familiari che producono beni per l’autoconsumo e di strutture dove sono detenuti cavalli per attività con finalità sportive di interesse generale.
 
 
Che cosa fa ARPA
 
ARPA svolge l’attività di controllo per le attività zootecniche e agricole soggette ad autorizzazione alle emissioni in atmosfera e all’AIA in base alla tipologia e alla dimensione, con particolare riferimento alle matrici ambientali aria ed acqua.
 
Va sottolineato che un’attività di controllo in campo zootecnico si differenzia fortemente da un’analoga del settore industriale a cui si possono associare le attività manifatturiere agricole. 

 
CHE COSA DIFFERENZIA L'ATTIVITÀ ZOOTECNICA DA QUELLA INDUSTRIALE?

I principali fattori si possono così riassumere:
  • presenza di un ciclo assai semplice ma una serie di attività collaterali che possono costituire le fasi più critiche dal punto di vista ambientale;
  •  
  • forte interconnessione con la normativa in materia di sanità animale e d’igiene veterinaria;
  •  
  • prevalenza di emissioni di tipo diffuso rispetto a quelle convogliate.
Pertanto i controlli vertono principalmente sulla verifica del rispetto da parte del gestore dell’azienda dei seguenti elementi:
  • rispetto delle condizioni e prescrizioni dettate dagli atti autorizzativi;
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  • adozione di tecniche idonee per il ricovero degli animali: la valutazione tiene in considerazione l’età dello stabilimento, fermo restando il rispetto di alcune condizioni minimali;
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  • condizioni degli stoccaggi per materiali palabili e non palabili;
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  • adozione di accorgimenti gestionali nelle fasi di movimentazione delle materie prime, dei mangimi e delle deiezioni tali da minimizzare le emissioni in atmosfera;
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  • corretta manutenzione di impianti e apparecchiature (ad esempio ventole di estrazione, sistemi di filtrazione) il cui non funzionamento pregiudica la qualità delle emissioni;
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  • rispetto dei valori limite alle emissioni, per lo più applicabile al caso di emissioni da motori funzionanti a biogas prodotto nella stessa azienda.